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Mr. Pinky, un’ipotesi narrativa

18 febbraio 2009

Mr. Pinky is Fabio De Caro

Mr. Pinky is Fabio De Caro

Titolo: Ludos Game’s Mr. Pinky

Regia: Alessandro Panichi

Cast: Fabio De Caro, Marco Liorni

Musiche: Simone Martella

Produzione: SimLabDigital 2008

Webisite: http://www.ludosgamefilm.com

Carlo è un uomo e non si tratta di una definizione scontata in Ludos Game’s Mr. Pinky che si potrebbe sinteticamente definire un cortometraggio sul tema del precariato, ma non sarebbe del tutto corretto.

Il precariato è uno dei “motivi” del corto, “il pretesto narrativo”, sennonché in questo corto la stessa struttura narrativa e lo stesso montaggio divengono parte integrante della sceneggiatura .

Mr. Pinky mette in scena una dolorosa metamorfosi valorizzata dal forte simbolismo costituito dalla trasformazione dell’uomo in animale, in questo caso un maiale che per antonomasia è il più ripugnante fra gli animali.

Intenso ed efficace Fabio De Caro nel ruolo del protagonista, incarna fisiologicamente una drammaticità importante che mette, con arte, al servizio della metamorfosi che lo trasformerà in bestia quale paradigma di un’atrofizzazione sociale.

L’evoluzione di Carlo passa attraverso i seguenti stadi:

Carlo uomo -> Carlo disoccupato -> Carlo maiale

Mr. Pinky foto di scena

Mr. Pinky foto di scena

Una dolorosa chanche post moderna innesta questa surreale trasformazione, l’ultima possibilità per Carlo-Uomo di ritrovare un ruolo in una società che lo ha vomitato ai margini di se stessa quando la perdita del lavoro ha tolto dignità e significato ad una intera esistenza. La disperazione porterà Carlo, licenziato dall’azienda per la quale ha lavorato per tutta una vita, ad accettare un grottesco impiego: dovrà divenire un tamagotchi umano gestito e accudito a distanza in una gabbia-osservatorio che diventerà la sua prigione eterna perché il gioco sembra protrarsi all’infinito.

Il fenomeno del precariato costituisce il leitmotiv del corto osservato però per mezzo di un impianto narrativo che, all’interno di una orchestrazione cinematografica nell’epoca post-moderna e futurista delle “macchine” che permettono a un uomo di sottometterne un altro, conduce lo spettatore ad avvicinarsi a questa tematica con una lente di ingrandimento deformante per coglierne un aspetto e dilatarlo fino a scorgervi nuances di grottesco.

Il cortometraggio è suddiviso in due principali sequenze narrative e momenti musicali ben distinti che costituiscono al corto una struttura bipolare e parallela evidente. La musica ha una forte rilevanza in Mr. Pinky e in generale in un cortometraggio poiché sopperisce alla brevità di una sceneggiatura che deve rinunciare a ricchi fraseggi e ariose punteggiature.

Le musiche originali di Mr. Pinky assolvono precisamente a questo compito; agiscono in maniera assolutamente connotativa e descrittiva sdoppiandosi in un duplice registro che scandisce due momenti topici: il contrasto tra la vita normale e appagante di un uomo che lavora, che ha una casa, una famiglia, un uomo che è socialmente accettato ( sequenze nelle quali ritroviamo una musica per piano) di contro all’alienazione della non persona che sta diventando Carlo nella sua evoluzione-involuzione in Mr. Pinky (sequenze nelle quali risuona un’alienante motivetto psichedelico).

In questa alternanza di contestai narrativi e di registri musicali, l’apice è sintetizzato da uno squarcio, un punto di rottura, un urlo di dolore che da umano sta facendosi ferino: <<Buttami via… via…>>. Climax e punto di non ritorno, l’urlo mette fine a un’esistenza umana dignitosa e socialmente accettata.

Il regista, facendo spesso ricorso ad una voce fuori campo, ammicca al fumetto ma, laddove nel fumetto le vignette sono arricchite da didascalie al fine di compensare la staticità delle immagini, imprimere un movimento scenico o snocciolare la vicenda narrativa, nel corto vi è forse un’eccessiva voice over che coincide con la voce narrante e che rende l’informazione altamente ridondante – a meno che la ridondanza non sia un elemento voluto e cercato al fine di enfatizzare, in chiave caricaturale, una situazione di bassezza umana: <<ero un ex marito, un ex padre, un ex lavoratore, un ex uomo>>; <<ero una macchiolina marrone …….>> – .

Credo davvero che sarebbe stato straniante ma al tempo stesso stimolante e incisivo, ascoltare di meno la voce narrante, minimizzare i dialoghi e dilatare i momenti musicali che da soli avrebbero accompagnato l’azione scandendola drammaticamente.

Mr. Pinky parla della trasformazione dell’uomo in bestia, del civile in selvaggio, del socialmente accettato in reietto. E’ una favola amara, specchio di una contemporanea e amara società. Non c’è riscatto ma a volte va così.


Articolo pubblicato su www.noituttinoi.com il 19 gennaio 2009: http://www.noituttinoi.com/?p=594


Questa opera di Jessica Carrieri è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate . Note legali
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