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L’Arte della Gioia di Goliarda Sapienza

19 febbraio 2009

Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza

Ed eccovi me a quattro, cinque anni in uno spazio fangoso che trascino un pezzo di legno immenso. Non ci sono né alberi né case intorno, solo il sudore per lo sforzo di trascinare quel corpo duro e il bruciore acuto delle palme ferite dal legno. Affondo nel fango sino alle caviglie ma devo tirare, non so perché ma lo devo fare. Lasciamo questo mio primo ricordo così com’è: non mi va di fare supposizioni o d’inventare. Voglio dirvi quello che è stato senza alterare niente.”


Questo l’incipit del romanzo scandalo di Goliarda Sapienza: a questo punto il lettore decide se andare avanti nella lettura; sono presenti, infatti, da subito succulenti esche narrative, preambolo di un’avventura inusuale e dalle tinte forti.

Ho deciso di inseguire Modesta, la protagonista, vorticosamente, pagina dopo pagina, in questa favola epica autobiografica nella quale Goliarda, per oltre seicento pagine, tesse le fila di una saga che non risparmia al lettore nessun argomento “scomodo”: la libertà sessuale della donna, la politica antifascista, il concetto non convenzionale della famiglia; tutti temi infilzati dalla lama temporale del Novecento in un Sud isolano e arretrato. Lo stretto connubio fra arte e vita, evidentemente rintracciabile nel romanzo “maledetto” di Goliarda, (per il quale andò anche in galera) non le fu perdonato al punto che nessun editore volle pubblicarlo fino al 2000, anno in cui vide la luce (solo dopo la morte della scrittrice) grazie alla casa editrice Stampa Alternativa, sull’onda del successo riscosso in Francia fra lettori e critici.

Ma chi è Modesta che ha scandalizzato tanti benpensanti? Modesta è il nome di un’anima e di un corpo: il romanzo racconta la vita di una bambina che diventa adulta. Il concetto di gioia viene delineandosi, sin dall’inizio, non come astratto traguardo salvifico ma come un difficoltoso percorso che passa attraverso una vita coraggiosamente libera (anche libertina e licenziosa), attraverso l’amore totalizzante e emancipato (rivolto sia a uomini che a donne), attraverso una cultura non dogmatica ma pragmatica.

Modesta nasce il primo gennaio del 1900 in una poverissima famiglia che vive in una desolata landa siciliana. Destinata a divenire “un’esclusa pirandelliana” si adopera con ingegno e scaltrezza ai limiti della legalità per migliorare la sua condizione: studia da autodidatta, coltiva numerosi interessi, impara a capire e conoscere le persone e imbastisce relazioni, anche opportunistiche, che in prospettiva le consentiranno di diventare una ricca nobildonna e proprietaria terriera. Modesta costruisce passo dopo passo, errore dopo errore, la propria persona con la forza immaginifica di una bambina che crescendo, fa scoperte, anche le più crude, sulla sua pelle. Con la coscienza e la volontà di essere sempre fedele a se stessa, la piccola Modesta prosegue la sua esistenza saggiando le possibili varianti nel bene e nel male che la vita offre, ignorando le mode, il giudizio della gente, le regole codificate da altri, le consuetudini sociali, sessuali e religiose ma andando inevitabilmente incontro a solitudine, amarezza, incomprensione e violenza. La forza di Modesta-bambina come anche di Modesta-adulta sta nello sconfiggere la malinconia, il mal di vivere, con la propria corporalità, con l’appagamento dei sensi inseguendo quella felicità che rivendica con fermezza perché tutti vi hanno diritto. Mai paga e sempre alla ricerca di nuovi stimoli, Modesta rappresenta la diversità del femminile come mai in quegli anni si sarebbe potuto immaginare: una donna, anche per molti contemporanei, scandalosa e provocatrice ma che di fatto esiste e vive in assenza totale di sensi di colpa: pensiamo alle pagine del romanzo nelle quali ci confida con candida normalità i suoi amori promiscui con donne, uomini più grandi di lei e consanguinei o quando si sofferma sulla vita libertina del convento che la ospita e delle suore che lo popolano.

Il Novecento è stato feroce teatro di tragedie orribili e indecenti censure. I molteplici avvenimenti come la rivoluzione russa, il socialismo, le due guerre, l’ascesa del fascismo, l’antifascismo riecheggiano nel romanzo, filtrati da un’assopita e assolata Sicilia, intrecciati alla vita della miriade di personaggi che compongono la famiglia di Modesta.

Un’accorata prima persona dialoga incessantemente con il lettore per tutta la durata del romanzo che accoglie numerosi inserti narrativi e vivaci dialoghi; un linguaggio posato e intellettuale si alterna ad un siciliano elegante ed antico mischiato a quello contadino. Goliarda/Modesta ammicca al lettore interrogandolo, pungolandolo, saggiandone la curiosità col fine di stupirlo col teatrino dei tanti personaggi spettacolari, uno diverso dall’altro e uno complementare dall’altro, tutti ugualmente suoi figli. La scrittrice non si rispecchia solo o totalmente in Modesta ma in una griglia di personaggi che rappresentano tutti una parte di se stessa.

Alla fine del romanzo la gioia si rivela tale nella sua semplicità più genuina, quella che scaturisce dalla coscienza di sé e dalla serena accettazione della propria e altrui vita, dalla convivenza attiva con tutti gli uomini, che cercano, ognuno come può, di raggiungere quella felicità che non può a nessun titolo esserci strappata. Modesta raggiunge la gioia a suo modo, passando molto spesso per il male, il peccato e il proibito ma non vivendolo come tale; ed è per questo motivo che al di là del senso di pudore o di ogni opinabile censura che la lettura del romanzo sollecita, dobbiamo per lo meno ammettere che tutti noi ci siamo imbattuti almeno una volta in quell’interstizio nel quale bene e male si confondono e le tutte certezze arretrano di fronte al semplice empirismo che non conosce morale prefabbricata o come direbbe meglio Goliarda:

Non sapevo che il buio non è nero

Che il giorno non è bianco

Che la luce acceca

E il fermarsi è correre

Ancora Di più


Articolo pubblicato su www.noituttinoi.com il 16 dicembre 2008: http://www.noituttinoi.com/?p=587

Note biografiche:

Quelle illustri sconosciute

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Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza

Per questa eclettica donna la scrittura è il tempo rubato alla felicità in una parabola che conduce alla gioia. Figlia di Giuseppe Sapienza e Maria Giudice, (sua madre è stata la prima donna dirigente della Camera del Lavoro di Torino), Goliarda Sapienza (Catania, 1924 – Gaeta, 1996) venne cresciuta in un clima di assoluta libertà dai vincoli sociali: il padre ritenne opportuno non farle frequentare la scuola per evitare che la figlia fosse soggetta ad imposizioni fasciste. Si distinse come attrice teatrale interpretando ruoli delle protagoniste pirandelliane; lavorò saltuariamente anche nel cinema, inizialmente spinta da Alessandro Blasetti, in seguito si limitò a piccole apparizioni, come in Senso di Luchino Visconti. Si legò sentimentalmente al regista Citto Maselli, sposando però, anni dopo, il copywriter Angelo Maria Pellegrino. Lasciò la carriera di attrice per dedicarsi a quella di scrittrice: verso la fine degli anni sessanta finì in carcere per un furto di oggetti presso casa di amiche. Sempre in carcere, ma anche successivamente, continuò l’opera di scrittrice: Lettera aperta (1967); Il filo di mezzogiorno (1969); L’Università di Rebibbia (1983); Le certezze del dubbio (1987); L’arte della gioia (2000); Destino coatto (2002).

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9 commenti leave one →
  1. Silvia permalink
    17 maggio 2009 23:37

    Salve

    Ho trovato il pro-nipote di Golearda Sapienza, si chiama Giancarlo Sapienza e vive a catania
    è reperibile su facebook, non so cosa faccia nella vita,se scrive anche lui o meno, l’ho visto
    in occasione dello spettacolo svoltosi a catania al “zo” delle ciminiere, un bellissimo spettacolo
    con le musiche di carmen consoli sul libro “l’arte della gioia”

    ciao a tutti
    Silvia

  2. 14 marzo 2010 09:29

    Ho saputo del libro grazie ad un amico.
    Gli sarò riconoscente per tutta la vita.

    Bel pezzo!

    Baci

  3. Jessica Carrieri permalink
    14 marzo 2010 09:52

    Il libro merita davvero 🙂 grazie e baci a te ^_^

  4. 6 settembre 2010 20:05

    Ho finito di leggerlo ora. Che dire? “Un libro che lascia il segno”, un libro che resta. Mi mancherà, adesso che l’ho finito, come succede con i grandi libri.

  5. Jessica Carrieri permalink
    10 settembre 2010 14:47

    sì è vero, si crea una crepa dopo la lettura, bisogna riabituarsi a respirare piano dopo tutte le sollecitazioni che la lettura regala

  6. chicca permalink
    29 ottobre 2010 06:43

    me lo ha regalato un uomo meraviglioso, sapiente e generoso, non mi disse una parola, ne sul libro ne su ciò che provava per me.
    L’ho letto in un fiato, ne ho parlato con persone che di letteratura di qualità ne sanno, il loro commento è stato ” con questo regalo, ti ha fatto il più bel complimento che si possa fare ad una donna, ti ha detto che sei intelligente e libera”………..
    Forse lo ero davvero, ma dopo aver letto questo libro, lo sono sicuramente di più.

  7. Jessica Carrieri permalink
    30 ottobre 2010 23:51

    Sono perfettamente d’accordo. E’ come se fosse un richiamo, un appiglio al nostro – se così si può chiamare – senso di libertà privo di censure e assolutamente non condizionato. Saluti 🙂

  8. 21 novembre 2010 16:39

    ciao, ero a parigi quando ho letto il romanzo (che possiedo in un’edizione oggi introvabile). a pagina 15 ho deciso di farci sopra la mia tesi di laurea. ovviamente poi il soggetto è cambiato, e ora tocca i primi 3 romanzi di Goliarda (tra cui questo). sono felice che finalmente questo romanzo stia trovando il successo che merita. vi invito sinceramente a leggere anche gli altri libri di Goliarda, che sono bellissimi e molto originali.
    di lei restano inediti altri 3 romanzi, circa 500 poesie e alcuni racconti, più qualche testo teatrale.
    speriamo presto di poterli leggere.

    ciao ciao! m.

  9. Jessica Carrieri permalink
    24 novembre 2010 19:27

    grazie per le tue parole merigei, condivido il tuo entusiasmo, sì speriamo presto 🙂

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