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Quaderno proibito di Alba De Céspedes

5 marzo 2009

Alba De Céspedes

Alba De Céspedes

Amare e mentire sono verbi antitetici? Si può mentire alla persona che si dice di amare? O forse, i segreti, le bugie costituiscono il lato maligno del gioco amoroso delle parti? Il senso del pudore, della riservatezza, della libertà evolve nel tempo, muta impercettibilmente anno dopo anno, si trasforma plasmandosi nelle mani del progresso, dell’emancipazione e della libertà. Oggi siamo fin troppo avvezzi ad ascoltare storie di amori feriti e finiti a causa di tradimenti e bugie che si consumano anche o solo per un banale desiderio di trasgressione. L’amore può tollerare la menzogna? Per rispondere a queste domande, vorrei, insieme a voi, sfogliare le pagine del diario segreto di Valeria Cossati, e tornare con la mente ad un tempo non troppo lontano, gli anni cinquanta che fanno da sfondo a Quaderno proibito (1952) (Il Saggiatore, 2006) di Alba De Céspedes. In questo libro, le bugie hanno un sapore insolito: un segreto può trasformarsi in una possibilità che ci viene offerta per vivere una esperienza “altra” o per cercare, e magari trovare, un altro se stesso.

La forma diaristica del libro di Alba de Céspedes, consente una immedesimazione istintiva e quasi istantanea; il gusto retrò di queste pagine ingiallite ci riporta ad una atmosfera familiare, impregnata di colori e di profumi che appartengono alla nostra infanzia o ai racconti dei nostri genitori. La penna corre furiosa sul diario, la scrittura copiosa lo inonda, lo travolge, eppure ogni tanto si arresta, incespica, arretra; avverti la lenta evoluzione dello spirito di Valeria, intravedi la sottile voglia di libertà e di evasione, mai gridata ma sempre sognata, che le parole diffondono.

La quarantenne impiegata Valeria Cossati trascorre un’esistenza apparentemente tranquilla in una famiglia piccolo-borghese; moglie irreprensibile e madre amorosa, Valeria è il riflesso opaco di una vita monotona e poco appagante vissuta giorno dopo giorno con gli stessi gesti, le stesse problematiche: la preoccupazione per i figli, il loro futuro, i soldi che non bastano mai, l’età che avanza, il lavoro di cui è tanto orgogliosa ma per il quale non è abbastanza apprezzata dai suoi cari.

La decisione di tenere un diario nasce come gesto di sfida e trasgressione: Valeria acquista il quaderno in un giorno proibito (nell’Italia degli anni cinquanta vigevano restrizioni di vendita in determinati giorni). Il diario clandestino diviene per Valeria il segreto da proteggere, un’isola felice, un nascondiglio, l’amico che non ha, un momento di solitudine e uno specchio nel quale rimirarsi e vedersi per quello che è in realtà: una donna relegata in un casa-prigione che non le permette di avere neanche un cassetto tutto per sé. Nascosto nel sacco degli stracci, il diario raccoglie tutto ciò che non potrà mai dire a suo marito e ai suoi figli. Quando apri il quaderno di Valeria, hai la sensazione di entrare in una stanza chiusa, buia e soffocante; tanta è la polvere accumulata che non vedi l’ora di arrivare in fondo alle pagine per riuscire ad aprire le finestre e far entrare finalmente un po’ di luce e aria fresca.

E te la vedi lì seduta al tavolo della cucina a scrivere di nascosto, quando non c’è nessuno in casa; suo marito non approverebbe, i suoi figli le riderebbero dietro e del resto, come potrebbe una moglie e madre modello degli anni cinquanta, spiegare quel senso di disagio che sente crescere dentro di sé, in maniera sempre più pregnante senza essere rimproverata, o peggio, giudicata?

Valeria, o mammà, come la chiama ormai suo marito, si sente un ornamento della casa ma facendosi forza incomincia un lento percorso di autoconoscenza; il primo passo è affermare la propria identità in un contesto familiare che non le riconosce un ruolo al di fuori di esso stesso. E allora le pagine diventano veleno: Valeria che fa la cresta sulla spesa per comprare di nascosto; Valeria che instaura un rapporto “speciale” con il suo capoufficio; Valeria che prova gelosia per sua figlia; Valeria che fa le cose di nascosto annotandole tutte puntualmente sul diario affinché rimanga prova della sua stessa colpevolezza. Perché forte è il senso di colpa ma altrettanto indispensabile il gusto del proibito. E la tristezza dilaga quando nel diario trovi le riflessioni sul legame coniugale, sempre meno soddisfacente, intrappolato in una routine fatta di doveri, di risparmi e di apparenze. Il diario firmato da Valeria fotografa, in realtà, una società nella quale i vecchi e cari tradizionali valori borghesi cominciano ad entrare in crisi e sono sul punto di essere definitivamente travolti dall’avvento del boom economico. Lo specchio che è divenuto il suo diario non le restituisce più un’immagine familiare di sé ma neppure quell’immagine che di lei hanno i parenti: <<Ero sola nella casa vuota, nel silenzio domenicale, e mi pareva di aver perduto per sempre tutti quelli che amo se essi sono in realtà diversi da come li ho sempre immaginati. Se soprattutto io sono diversa da come loro immaginano me >>.

La scrittura, il silenzio e il segreto da custodire permettono a Valeria di fare un’analisi della sua vita: una vita dedicata totalmente alla famiglia che ha finito per “ucciderla” impedendole di ascoltarsi, di vedersi e di affermarsi. Purtroppo scrivere non salva Valeria, e il tentativo di liberare se stessa, di emanciparsi di progredire psicologicamente, non approda a nulla, costretta, com’è, nel rigido ruolo di moglie e madre. Brucerà il quaderno. Non riuscirà a fare il passo decisivo: il tradimento è dietro l’angolo ma portato avanti con poca convinzione e l’ipotesi di lasciare marito e famiglia sfuma rarefacendosi inevitabilmente .

<<Sempre più mi convinco che l’inquietudine si è impossessata di me il giorno in cui ho comperato questo quaderno: in esso sembra nascosto uno spirito maligno>>.

Nero, lucido, spesso: è il quaderno che Valeria compra di nascosto trasgredendo il divieto di vendita domenicale. Nero, lucido, spesso: è il quaderno che Valeria brucerà dopo avergli dato vita con la sua anima. Le bugie bruceranno con esse, i segreti e le rimpiante ambizioni anche. Il fuoco purifica e permette una nuova rinascita.


Articolo pubblicato su www.noituttinoi.com il 16 dicembre 2008: http://www.noituttinoi.com/?p=619

Note biografiche:

Quelle illustri sconosciute

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Alba De Céspedes


Alba de Céspedes (1911-1997) nasce a Roma da madre italiana e padre cubano. Trascorre l’infanzia in un clima familiare fortemente coinvolto nella politica (il nonno paterno come anche il padre furono presidenti della repubblica di Cuba); bilingue italo-spagnola, scrive soprattutto in lingua italiana. Donna altera e appassionata partigiana, è la voce della Resistenza in una emittente radiofonica con lo pseudonimo di Clorinda e dirige la rivista letteraria partigiana “Mercurio“. Scrittrice poliedrica e versatile sperimenta le varie forme di scrittura: giornalismo, narrativa, teatro, sceneggiatura cinematografica. Collabora con “Epoca” e “La Stampa” e intrattiene carteggi privati con i maggiori esponenti della cultura italiana e internazionale: i suoi epistolari riflettono in maniera ampia e particolareggiata le vicende di quarant’anni di vita intellettuale ed editoriale dell’epoca.

Vive passando dall’Italia agli Stati Uniti, da Cuba a Parigi dove si stabilisce fino alla sua morte avvenuta nel 1997; solo otto giorni prima, forse presagendo l’evento, dona tutte le sue carte agli Archivi Riuniti delle Donne di Milano. Del resto l’autrice stessa aveva confessato pubblicamente: <<Non so immaginare la mia vita senza la scrittura>> e donandoci le sue carte, Alba de Céspedes ha voluto farci dono della sua vita.

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2 commenti leave one →
  1. Nicol permalink
    10 febbraio 2011 20:34

    Trovo questa recensione squisita. Personalmente il libro non m’è garbato affatto – l’ho trovato tuttavia un brulicare si spunti meravigliosi.

  2. Jessica Carrieri permalink
    22 febbraio 2011 18:12

    grazie, molto gentile.

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