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Un amore liquido (l’amore a tredici anni)

13 marzo 2009

Lo scroscio della pioggia in un pomeriggio qualsiasi di marzo, un’adolescenza qualsiasi, i compiti per il giorno dopo sul tavolo.

Due amiche sedute gomito a gomito, il tavolo della cucina usato come scrivania, la matita tenuta fra le dita come fosse una sigaretta, il lucidalabbra messo di nascosto per onorare un pomeriggio in casa da sole, senza adulti, senza mamma; la stanza pregna di profumi spruzzati in aria per odorare quelle fragranze dolci, forti, da grandi, proibite a due tredicenni alle prese con i compiti di geografia. Leggono. Il dito segue sul libro la voce della compagna per non perdere il segno: << L’Oceania ha una superficie di… >>.

N e F sono sedute al tavolo della cucina sotto una luce al neon perché alle tre del pomeriggio non si vede niente tanta è la pioggia che cade; ora si guardano e ridono; sono sorrisi di intesa tra amiche, compagne di banco che confabulano tutto il giorno e si scambiano confidenze nell’ora di ricreazione.

<< Hai visto come ti guardava M nell’ora di ginnastica? Ma tu ci hai mai parlato da sola? Secondo te ti chiederà di fidanzarti con lui?>>.

L’anno scolastico ormai volgeva al termine e con esso le scuole medie; fingevano di avere ancora molto tempo per giocare, stare insieme, ridere e volersi bene; al momento non volevano pensarci. Abitavano a molta distanza una dall’altra, probabilmente non si sarebbero più viste, forse si sarebbero scritte durante l’estate.

No, decisamente non volevano affrontare l’argomento.

<<Allora N, cosa gli rispondi se ti chiede di fidanzarsi? >>.

<<Veramente me lo ha già chiesto!>>, risponde tutto d’un fiato N.

Una fitta al cuore: come glielo aveva già chiesto? E perché lei non ne sapeva niente? E quando era successo?

F non si dava pace.

<<Scemina te lo stavo per dire oggi a scuola ma non abbiamo avuto tempo, è successo ieri pomeriggio al campo di atletica, me lo ha fatto dire da C e io ho risposto che ci dovevo pensare>>.

<< Va bene, ma mi devi raccontare tutto per bene, le parole esatte>> sussurra F.

<< E dai F te lo sto raccontando, non fare così>> continua N dandole una gomitata affettuosa. <<Si è avvicinato C e mi ha detto che M si è innamorato, che vuole fidanzarsi con me; ma non mi ha detto solo questo>>. N ora guarda F fissa negli occhi perché sta per darle una notizia e non vuole perdere nessun momento della reazione dell’amica. <<Insomma C dice che tu sei bella, e mi ha chiesto se lui ti interessa almeno un po’ perché tu a lui piaci e molto e poi sai, gli ho detto che oggi venivi da me e te ne avrei parlato>>.

Per F troppe emozioni insieme. Rossa come i garofani che la nonna coltivava in giardino non riesce a guardare l’amica negli occhi.

A dire il vero M e C si somigliavano molto, erano due bravi ragazzi carini e intelligenti e una grande passione per lo sport: passavano tutti i pomeriggi sul campo di atletica ad allenarsi. M era moro e altissimo con gli occhiali e un po’ di barba, C più basso, castano chiaro e occhi da cerbiatto.

<<Anche io ci devo pensare, non so se mi piace, poco, molto o tantissimo>>, mente F.

Per il momento quella frase basta a creare un legame fra le due ragazze e a rimandare in un secondo momento la reale conseguenza di quelle chiacchiere.

I compiti, già i compiti; libri e quaderni aperti qualche centimetro più in là non sembrano avere più senso dopo quelle rivelazioni, quei segreti, forse già intuiti ma finalmente confidati.

<<Ricominciamo a studiare>>, si alzano insieme per posare le tazze di tè nel lavello, uno sguardo alla finestra irrorata da un’acqua generosa e rumorosa: <<Non smette più di piovere>>.

F fa per sottrarsi a quella vista grigia e sedersi al tavolo ma N la ferma, e tirandola per la mano le fa cenno di guardare giù.

F si avvicina più che può al vetro e imita N che appoggiando il naso sulla finestra aggrotta la fronte per sforzarsi di guardare in un punto. Ma dove guarda? F cerca di sintonizzarsi sullo sguardo dell’amica e finalmente capisce.

Dall’altro latro della strada, sul marciapiede che termina ad angolo del palazzo di fronte al riparo sotto i balconi ci sono due persone.

Fa appena in tempo a sentire N che le dice:<< Sono loro>>, quando il suo cuore percepisce che quei due al riparo dalla pioggia con le mani in tasca, stretti nelle spalle, intirizziti dal freddo con il viso alzato verso la loro finestra sono proprio C e M.

Le due amiche si stringono forte la mano e cercano di guardare più che possono attraverso i vetri opachi e sbiaditi di pioggia, gli occhi negli occhi dei due ragazzi.

F da quel giorno ama la pioggia che le ricorda, anche oggi che ha più di trent’anni, quel sacrificio d’amore, quella serenata muta.

La pioggia ha il sapore di un amore liquido che riga il vetro, che scende con estrema lentezza, che scandisce, scolpendo per sempre, la solennità di quella scoperta.


Pubblicato su Parole in corsa – Anno 2007

Fotografia di: Paolo Del Signore http://www.flickr.com/photos/padesig/


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