Skip to content

La natura negata. Creatura di sabbia di Tahar Ben Jelloun

16 aprile 2009
trouillebert-servante_du_harem-commonswikimediaorg

Trouillebert: Servante du harem

Il profumo prepotente del cumino e i colori intensi del Maghreb avevano invaso i miei sensi quando a diciannove anni leggevo per la prima volta Creatura di Sabbia; il vuoto allo stomaco e il cerchio alla testa provenivano, invece, dall’indignazione per una realtà che le pagine, una dopo l’altra, andavano svelando. Dopo quindici anni ho voluto rileggere il romanzo di Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino di lingua francese, per ritrovare un’eco di quelle giovanili emozioni. Avrei ceduto all’esotismo anche questa volta?

Mi chiedo quanto siamo disposti noi lettori europei, mangiatori di cus cus e biscottini al sesamo, a decentrarci, a rifiutare il fascino dell’esotico che subiamo inchiodati al nostro punto di vista eurocentrico e avvicinarci, in maniera “critica” e “infedele”, ad un libro che apre le porte ad una società e una cultura araba problematicamente ricca e profondamente destabilizzante.

Io voglio provare a liberarmi del mio pregiudizio etnocentrico, voglio essere una lettrice libera e consapevole, voglio rovesciare la mia geografia e credere di essere io a Sud di quel Nord, a Sud del Maghreb, a Sud dell’Africa.

La mia seconda e più adulta lettura del romanzo dovrebbe suggerirmi di non protendere per la facile condanna di una società marocchina patriarcale e maschilista, di conseguenza, vorrei pormi solo delle domande in un totale abbandono a questo racconto pregno di poetica musicalità che parla al cuore di ogni uomo e di ogni donna.

E’la storia di un corpo e un anima martoriati, dell’ottava ed ennesima figlia di un patriottico padre marocchino che dovrà portare il nome di un uomo, Ahmed, e dovrà essere uomo agli occhi di una società che vive come una disgrazia la nascita di figlie femmine, una maledizione che si traduce concretamente nel tessuto sociale con la dispersione dell’eredità per la famiglia che non ha eredi maschi.

Ahmed è l’emblema di una identità violata. E’ una creatura senza sesso, un baco da seta avvolto nel suo bozzolo che cerca di crescere come un uomo forte e autoritario, di riscattarsi dalla violenza subita e dimenticare il giorno in cui i sensi le hanno svelato il suo essere donna, poiché essere donna, nella famiglia e nella società marocchina, vuol dire essere un’ombra che cammina rasente ai muri.

Il viaggio verso la definizione di sé come uomo porterà però Ahmed a percepirsi come un fantasma senza età che vive sulla pelle il tempo che stratificandosi lo lascia immobile, e, allo stesso tempo, lo trasforma in un Giano bifronte in un delirio farneticante di sesso, violenza e ambiguità: “Sono me e un altro, albero e linfa, architetto e dimora”.

Creatura di sabbia è un romanzo di “confine”, in bilico tra due culture: araba e occidentale, cultura orale e scritta, maschio e femmina, vita e morte, spirito e carne.

Per noi occidentali che affidiamo la quasi totalità del sapere alla pagina scritta è difficile comprendere integralmente le culture che fondano la propria storia e le proprie tradizioni anche sulla trasmissione orale della conoscenza: le gesta degli antenati, le cosmogonie, le storie fondanti, le leggende epiche necessitano di un bardo che narri e di un uditorio attento e ricettivo che recepisca e memorizzi.

Creatura di sabbia é un romanzo che andrebbe “letto con l’udito” proprio come si ascolta il racconto di un vecchio narratore, con l’orecchio teso e attento, come quello di un musulmano in attesa del canto del Muezzin.

La narrazione si muove tra oralità e scrittura, ora affidata a un cantastorie, ora alle pagine del diario di Ahmed, ora ad altri narratori che si alternano pretendendo di essere gli unici detentori del racconto della vera vita del protagonista. La storia, rimescolata e reinventata, passa di bocca in bocca arricchita a volte di poesia e sensibilità a volte di sdegno e scherno.

Lo stile elegante si impreziosisce, proprio come nella scrittura araba, di decori e intarsi che proiettano gentili arabeschi fuori dalla pagina e si allungano poeticamente verso lo sfinimento dei sensi. La parola è corroborante, l’aggettivo generoso, enfatico, ridondante.

In questa mia resa incondizionata alla parola poetica, sento riecheggiare il mito platonico dell’androgino, archetipo di una coincidentia oppositorum, che mi parla di trasformazione, evoluzione, completezza e veggenza. E Ahmed è il figlio della Luna che partecipa alla natura sia dell’uomo che della donna in una interazione alchemica quasi divina: “Diceva di avere il naso di un cieco, l’udito di un morto ancora tiepido e la vista di un profeta”.

Ahmed reciterà la parte scritta per lui/lei fino a quando la natura vorrà riprendere il sopravvento sulla convenzione sociale. Ma l’indole oramai devastata dal dolore, dalla follia e da un’erronea percezione di sé, trascina rovinosamente questo figlio del deserto sino a farne il fenomeno da baraccone di un circo. Il viaggio di ritorno verso la sua natura sarà un viaggio verso la follia: “Non si ritorna mai così lontano come da se stessi”.

E queste pagine mi parlano, ancora, di sabbia, quella fine che scivola fra le dita quando vogliamo tenerla stretta in un pugno. La sabbia è simbolo di trasformazione: muta, si disgrega, vola col vento, cambia forma costretta dagli agenti atmosferici, si compone e si scompone, sparisce e riappare aggregata, ma sempre diversa e trasformata come Mohamed Ahmed, la creatura di sabbia che nel viaggio, da e verso se stesso, ha trovato la morte, ultima e definitiva trasformazione.

Consiglio e consegno questo romanzo a un lettore “di confine”, in bilico, che si senta sabbia, pronto a modellarsi sotto lo scirocco caldo d’Africa.


Articolo pubblicato su www.artoong.net il 9 aprile 2009:

http://www.artoong.net/2009/04/09/la-natura-negata-creatura-di-sabbia-di-tahar-ben-jelloun/637/scienze-umane

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: