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Un giorno, in Cina… di Laura Mancini

3 giugno 2009
Un_giorno_in_Cina_FRONT

"Un giorno, in Cina" Editore: Tespi srl -Pagine: 89 – Euro: 10,00 Collana: Ducas

Il titolo rimanda ad ambivalenze temporali oscillanti tra un caro ricordo lontano nel tempo e un desiderio di immagini future ancora da fotografare. Un giorno, in Cina è un breve diario di viaggio che raccoglie il racconto limpido di un’esperienza autentica.

L’amore di Laura Mancini per l’Oriente nasce da immagini e ricordi lontani nel tempo, dalla istintiva curiosità di una bambina sino ai banchi dell’università; un entusiasmo crescente che si percepisce proprio quando avverti l’emozione dell’autrice che, dopo anni sui libri, sta per guardare negli occhi il paese tanto adorato quasi fosse il suo amato.

Una “formichina” nell’immensa Cina, così appare la protagonista di questa avventura che si colora della giovane età dell’autrice perché il viaggio è un’esperienza totale, e, ognuno trasmette nel viaggio la propria esperienza. Apprezzabile e condivisibile, pertanto, il trasporto della Mancini il cui diario esprime l’urgenza di scrivere, di volere registrare, imprimere per sempre nella memoria, quello che gli occhi hanno visto, in un rimando tra immagini, voci e sensazioni.

Le pagine scorrono agili e veloci come le giornate scandite dalla sveglia, dagli orari e dagli improbabili rendez-vous organizzati da guide turistiche eccessivamente solerti. Il ritmo e la rapidità della narrazione ricalcano la fretta e la cadenza dei viaggi organizzati: frasi brevi, punteggiatura ariosa, essenziali e minime costruzioni subordinate.

Traspare, a tratti, un intento cronachistico accentuato che si coniuga, qualche volta, ad un eccessivo impianto descrittivo; credo però che questo modo di narrare sia “necessario” in quanto subordinato alle esigenze dell’autrice il cui intento è fermare per sempre un ricordo come fosse un’istantanea fotografica.

Del resto, il racconto di un viaggio, e non potrebbe essere diversamente, si impregna dello spirito del viandante: una ragazza giovane che si confronta con piccole scoperte, colori e sapori nuovi, con in spalla il suo bagaglio di conoscenze, idealismo e passioni e un punto di vista privilegiato perché appassionato e disinvolto.

Appena accennate ma “gustose” le figure delle guide turistiche cinesi, brevi ritratti che prendono luce nell’intreccio di voci, dialoghi e racconti in una lingua “pasticciata” che scimmiotta l’italiano.

Gradevoli gli intarsi narrativi ottenuti con innesti di leggende della tradizione popolare cinese, a volte, forse, svendute ai turisti a poco prezzo come in un supermercato dell’esotico, ma poco importa.

Nel viaggio di Laura c’è spazio anche per la malinconia e la riflessione e, soprattutto, c’è spazio per il doloroso e deluso sguardo di chi sa di non riuscire ad afferrare il vero volto e la quotidiana vivacità del paese che ama e deve accontentarsi di quello che viene offerto ai suoi occhi come turista.. e come turista occidentale.

E in questa divaricazione tra paese turistico e paese reale stigmatizzata e accentuata dal proliferare dei tours organizzati – uguali per tutti – , l’autrice, suo malgrado, ci regala qualche pagina in cui il bozzettismo è il tributo da pagare al turismo patinato e livellatore che molto spesso viene proposto a noi occidentali quale unica alternativa.

Il viaggio è vita: è scegliere di chiudere gli occhi sulla propria quotidiana realtà e aprire e acuire i sensi verso un’esperienza altra. Nel viaggio è importante il rapporto con il diverso da sé, è importante diventare altro da sé per abbattere il pregiudizio occidentale che porta a scandalizzarsi, giudicare o condannare alcuni atteggiamenti e consuetudini perché non affini alle nostre abitudini.

Sarebbe bello rileggere l’autrice al ritorno da un suo nuovo viaggio in Cina, fra un po’ di tempo, quando gli anni avranno stemperato gli impulsi giovanili e gli entusiasmi epidermici e avranno acuito una matura e più critica aderenza alle esperienze connaturate come donna, viaggiatrice e scrittrice. Allora leggeremo un diario odeporico che, lontano da orologi, guide turistiche e itinerari prefabbricati, ci parlerà del cammino di Laura verso una esperienza più totalizzante che le permetterà di abbracciare questo amato paese con un’intensa energia per restituirci le emozioni avute in dono.

Vi lascio alle parole di Laura Mancini che a mio parere raccontano al meglio Un giorno, in Cina:

<<Le splendide vette di Guilin sembrano non abbandonarci mai lungo il nostro tragitto: ora sono ai nostri fianchi, ora alle nostre spalle , ora di fronte a noi, sembrano circondarci e ci sono sempre ed ovunque, insieme ai campi coltivati a tratti con castagne d’acqua, a tratti occupati da canne di zucchero e poi risaie. Ci sono piante di loto non ancora fiorite, piccoli stagni qua e là e il paesaggio verde, interminabile, macchiato solo da qualche piccola costruzione che ospita abitanti della campagna>>.

In questa descrizione, una poetica e delicata visione: la piccolezza di un istante sciolta nell’immensità di uno spazio.


Articolo pubblicato su Noi Tutti Noi: http://www.noituttinoi.com/?p=762 il 3 giugno 2009

Articolo citato su Artoong http://www.artoong.net/2009/06/04/un-giorno-in-cina/827/scienze-umane/letteratura

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3 commenti leave one →
  1. Laura Mancini permalink
    5 giugno 2009 16:35

    Ho apprezzato infinitamente la bellissima recensione di Jessica, che con il suo occhio critico ed osservatore ha saputo cogliere a pieno le intenzioni e le sfumature del racconto.

    Grazie!

    Laura

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