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La repubblica dei gatti – Premio speciale della Giuria per la sezione Narrativa della prima edizione del Premio Nazionale letterario fotografico “Roma nel Tempo”2009.

2 novembre 2009

gatto_colonia_roma_170204Il cielo di Roma in una notte densa di molti anni fa.

<<Pronto, ciao Flavio che fai?>>

<<Guardo la televisione, mi annoio>>.

<<Ci vediamo? Non ho sonno>>.

<< Va bene, ma cosa facciamo?>>

<<Non so davvero, vediamoci fra mezz’ora poi decidiamo>>.

Era sera inoltrata, un lunedì uggioso, gli esami lontani, la televisione, un cielo novembrino senza nuvole, le strade vuote per il lungo ponte di Ognissanti.

Un colpo di clacson. Eccolo. La borsa, le chiavi.

Flavio era un buon amico, un quasi architetto con velleità artistiche e lo sguardo sempre curioso. Gli volevo bene, in sua compagnia mi sentivo speciale, diversa, sempre emozionata e pronta a guardare il mondo attraverso i suoi occhi.

<<Che aria fresca stasera e che pace, allora che facciamo Fla’?>>

Sui sedili posteriori la sua macchina fotografica.

<< Inseguiamo i gatti questa sera>>.

<<Di che gatti parli?>> Il mio sguardo doveva essere tra l’attonito e il divertito.

Sorrisi ma non indagai oltre, mi sembrava più stralunato del solito.

La macchina scivolava nella notte a velocità moderata per non turbare la percezione di quella desolazione. Guidammo per venti minuti ascoltando le note di una stazione radio che trasmetteva underground notte e giorno.

Parcheggiammo senza difficoltà, a mezzanotte piazza Venezia era solo per noi. Flavio indossò la macchina fotografica e insieme ci dirigemmo verso le scale del Campidoglio.

Salimmo senza scambiarci una parola ascoltando l’eco dei nostri tacchi per le scale, avevamo quasi lo stesso passo. L’immensa ragnatela, la statua di Marco Aurelio.

Il profumo della quiete notturna ci riempiva; il nostro affanno dopo la lunga scalinata appariva il giusto tributo a quella immensità immobile e rarefatta.

Un piede dopo l’altro giungemmo dinanzi a quel bivio che si presenta al viandante chiedendogli di scegliere fra i due declivi che dolcemente discendono verso i fori accarezzandone i contorni.

Una tentazione quella di dividerci e lasciarci rotolare come palle nel nero vetusto di quella Roma antica.

Invece rimanemmo immobili con i piedi pesanti e gli occhi che cercavano intorno e in tondo; il vento arrivava sottile e pungente. Come per scrollarmi dal torpore Flavio mi spinse con la spalla:

<<sei silenziosa questa sera>>.

Abbassai lo sguardo, avrei ricordato a lungo quel momento. Mi prese sottobraccio e lentamente mi sospinse. Mi lasciai guidare mentre lo ascoltavo:

<<ti porto a vedere la luna>>.

La luna? Mi sembrava una sera tanto buia e densa che non mi ero accorta ci fosse e infatti non la vedevo. Ero molle. Abdicai a lui la mia volontà e mi lasciai trascinare in quel nero.

<<Arrivati>>, mi disse all’improvviso destandomi da quel torpore fluido.

Spinsi in là lo sguardo, un ultimo passo, e quasi non credetti ai miei occhi: sotto di me un teatro a cielo aperto nascosto sino a quel momento dal Palazzo Senatorio. Mi avvicinai alla balaustra. Una luce bianca e irreale si irradiava in ogni direzione.

Quella sera la luna era una mongolfiera gonfia di vento. Ferma come un immenso faro rischiarava col suo freddo ogni profilo. Sotto di noi il Foro Romano mi appariva come un magazzino di quinte teatrali dismesse e accantonate.

Ero scossa. Aggrappata al passamani non parlavo per l’emozione. Sforzai gli occhi per abituarmi a quella nuova luce e a quelle nuove forme.

Mi sembrava di violare un luogo sacro, di guardare dritto negli occhi qualcosa che non mi era permesso guardare.

Respirai profondamente, mi abbandonai alla balaustra, mi sporsi con il busto in avanti e dilatai gli occhi su quel teatro lunare.

Le colonne del Tempio di Saturno accarezzate da una luna abbondante e flaccida sembravano di carta colorata.

Flavio cominciò a scattare fotografie, poi mi passò la macchina predisposta con un potente zoom che indossai come si fa per inforcare un paio di occhiali: l’architrave, i fregi, i capitelli ionici, le colonne di granito rosastro…

Intravidi qualcosa fra le basi delle colonne. Guardai Flavio che non distoglieva gli occhi dal mio viso. Riguardai nell’obiettivo.

Un gatto scuro, immobile seduto sulle zampe posteriori era lì come se stesse scrutando la vallata, testa in su e muso ad annusare l’aria. Non si muoveva, nero, pesante, lucido.

Deglutii, mi spostai con l’obiettivo per guardare la luna, ma dopo qualche secondo ritornai ai piedi del Tempio.

Uno, due, tre, quattro, cinque, forse sei gatti che non avevo visto prima dormivano ai piedi delle colonne. Tra loro il gattone nero sempre seduto diritto sulla schiena come se fosse in trono.

Un po’ stizzita ripassai la macchina fotografica a Flavio che mi chiese: << e allora?>>

<<Allora cosa?>> Feci finta che quel teatrino felino non mi avesse toccato.

<<Chiudi gli occhi>>, mi disse Flavio <<e apri i sensi a questo silenzio e a questo buio>>.

Rimanemmo con le palpebre serrate per qualche minuto. Credetti, dal torpore dei muscoli, di essermi addormentata per qualche secondo. Sentivo l’aria fresca che cristallizzava quelle sensazioni. Aprii gli occhi e come dopo un momento di lunga cecità all’inizio non vidi bene.

Il mio viso era rivolto al podio della Basilica Giulia e ai suoi gradini sottostanti; quell’immenso rettangolo pieno soltanto di qualche semicolonna decapitata sembrava un campo di calcio senza giocatori.

Non era così. Dovetti ricredermi. Una colonia infinita di gatti popolava quell’area vuota di storia. Molti erano addormentati sui gradini, altri accovacciati sulle colonne o sui pilastri. Ma la maggior parte passeggiava con passo lento all’interno del perimetro della basilica. Un tappeto felino in movimento.

<<Ti presento i veri cittadini di Roma>>, mi sussurrò Flavio stendendo una mano come si fa per annunciare l’entrata in scena di un artista. Mi stavo perdendo in quei piccoli e lenti movimenti mentre cercavo di dare un senso a quello che vedevo.

Ero spaventata da quella folla felina, spaventata da Flavio che mi aveva portata lì, spaventata da quelle centinaia di iridi fosforescenti e intermittenti che il buio sollecitava e che si diluivano rimandandomi l’immagine di un prato colmo di lucciole.

Guardavo Flavio e fingevo di non sentire i miagolii che piano piano il vento ci riportava amplificati. Lamenti, richiami, conversazioni feline si trasformavano in cantilene. Il brusio animale diventava sempre più familiare man mano che mi abituavo allo stridore di quei suoni. Mi pareva di cogliere parole.. frasi..

Feci un passo indietro e strizzai gli occhi per abbracciare con lo sguardo la massima porzione di quello spazio. Erano infiniti, mobili, urlanti i gatti che vivevano e popolavano il Foro muovendosi al suo interno come in una sagra di paese affollata.

Suggestioni mi dicevo: la notte, la luna, il mio stravagante amico.

Avvertivo la presenza di Flavio che con voce calma mi parlava in un orecchio dello spirito degli antichi romani che si incarnava di notte nei gatti di Roma. Con l’altro orecchio, invece, mi sembrava di udire sferruzzamenti, voci umane, litanie, applausi e grida. Mi vennero in mentre le descrizioni di Plinio il Giovane sugli affollati processi a cui i romani partecipavano in massa.

Era davvero troppo. Un tonfo. Il buio. Silenzio.

Il suono sordo e metallico del telefono fu come uno squarcio improvviso.

<<Pronto>>, sentii la mia voce rispondere bassa e cupa.

<<Sono Flavio, ti aspetto sotto al portone da oltre mezz’ora, cos’hai deciso? Scendi o no?>>

Mi ci volle un lungo attimo per realizzare che mi ero addormentata aspettando Flavio. Balzai in piedi. La borsa. Le chiavi. Uscii sbattendo la porta.

<<Ciao Flavio, scusa, mi sono addormentata>> gli dissi vedendolo appoggiato sul cofano dell’auto a braccia incrociate.

<<Ti perdono, dai sali in macchina>>. Sui sedili posteriori la sua macchina fotografica. Il motore si avviò rumorosamente mentre, come da lontano, sentivo Flavio che mi diceva:

<< Stasera ti porto a vedere la luna>>.

Sprofondai nel sedile e socchiusi gli occhi. Sapevo che saremmo andati a caccia di gatti.


Giuria: Al racconto “La repubblica dei gatti” viene assegnato il Premio Speciale per la sezione Narrativa della prima edizione del Premio Nazionale letterario fotografico “Roma nel Tempo” 2009 per l’originalità dell’ambientazione e della situazione sospese fra realtà e fantasia.  In un susseguirsi di immagini e di emozioni emergono dall’oscurità di una notte romana, illuminata da una luna complice e irreale, i veri protagonisti capaci di impadronirsi della veridicità di un sogno. Sono da sottolineare le qualità letterarie della scrittura e del testo.

“Il mio racconto vuole essere un piccolo tributo alle visionarie emozioni che Roma mi ha regalato quando mi sono traferita in questa città, oramai sedici anni fa, da un paese contadino del Sud Italia. Incanto e rapimento e nuovi occhi per guardare”


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10 commenti leave one →
  1. cristina permalink
    4 novembre 2009 10:03

    Sotto di noi il Foro Romano mi appariva come un magazzino di quinte teatrali dismesse e accantonate.
    ..
    bellissima questa frase in particolare,credo che non la dimentichero’ mai e tutte le volte che passero’ da li’ci pensero’.

  2. 4 novembre 2009 11:10

    Cosa posso aggiungere?
    Premio meritatissimo e… “te lo avevo detto che sei brava no?”
    🙂 CONGRATULAZIONI JESSICA 🙂

  3. Jessica Carrieri permalink
    4 novembre 2009 12:52

    Grazie Barbara, la stima è reciproca, baciottoli ^_^

  4. Jessica Carrieri permalink
    4 novembre 2009 12:52

    Grazie Cri, essendo il teatro parte della tua vita, apprezzo ancora di più le tue parole, baci

  5. pietro permalink
    4 novembre 2009 16:34

    la luna, il sogno, i felini, le luci intermittenti, i grandi spazi, le colonne spezzate, i desideri, il nuovo sguardo, la fotografia (scrivere con la luce cioè). brava, premio meritatissimo.
    p

  6. Jessica Carrieri permalink
    5 novembre 2009 09:23

    Grazie Pietro, le tue parole hanno un significato particolare per me!!!!

  7. 2 gennaio 2010 14:01

    Brava!

  8. Jessica Carrieri permalink
    2 gennaio 2010 16:28

    Grazie, molto gentile ^_^

  9. 24 febbraio 2010 12:16

    … brividi.

  10. 30 giugno 2015 14:34

    ..mi sono commosso!!!! un caro saluto ….FLAVIO!!!

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