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Gomitolo n. 7. Ragnatela di sale

16 giugno 2010


E poi prendo un treno e il mare torna a essere un amico di penna. Non ne sento più l’odore e non posso abbracciarlo. Posso solo scrivergli, rivolgergli un pensiero ogni tanto, ma non dormirci insieme.

Man mano che passano i giorni finisco col dimenticare perché quel mare mi bagna sotto la pelle, oltre la carne, fino alle ossa.

Finché sono sul treno, però, ho ancora spazio per ricordare l’ultimo incontro insperato, frugale come si conviene a un rendez-vous di amanti lontani e perduti.

Il mio saluto l’ho bisbigliato, a labbra strette, per non amplificare il languore per la futura distanza proprio quando il sole si è abbassato, chinandosi lentamente, sulla linea marina.

E in quella immobilità rarefatta, mentre i piedi, affondati nella sabbia ormai fresca e umida, ricercavano l’eco del calore del giorno appena trascorso, come ogni volta, ho sentito di appartenergli di nuovo.

Prima di sollevarmi e dargli le spalle ho cercato le tracce del nostro amplesso salato sulle mani, sulle braccia e sulle gambe e ho ritrovato l’altra mia pelle, quella di salsedine e cristalli.

Il mare brucia, asciuga e tira per ricordarmi che sono una prigioniera libera avvolta in una sottile ragnatela di sale che è un sigillo amoroso, quasi una rete di protezione fatta di bianche ed effimere catene.

E sul treno che corre lontano dal mare, mentre i binari si sciolgono di sole, mi stringo le mani e sogno di non lavare mai la ragnatela di sale perché è da sempre la mia seconda pelle, quella più vecchia, quella che resiste e perché senza sale addosso, a volte, sento di non appartenere a nessun luogo.

(Ho scattato questa fotografia mentre il treno scivolava velocemente tra le campagne nell’afoso pomeriggio del viaggio di ritorno e, quasi per gioco, ho avvicinato l’obiettivo al vetro e ho fatto qualche scatto senza inquadrare niente poiché niente si vedeva. Quando ho rivisto le foto, con mia sorpresa, ho trovato l’immagine di questa costruzione derelitta ma fiorita in ogni sua crepa.  Mi è sembrato simbolico e l’ho tenuta)

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5 commenti leave one →
  1. Peppermind permalink
    17 giugno 2010 08:55

    Quella ragnatela la rincorri ridisegnandola, ricostruendola, di parole, al posto di sale.
    Almeno, così sento.

  2. Jessica Carrieri permalink
    17 giugno 2010 09:40

    Pepper amico, mi manchi :*

  3. 17 giugno 2010 12:58

    Adoro il mare! E adoro la sensazione del sale sulla pelle! Quando ci vado non mi faccio mai la doccia dopo l’ultimo bagno nel mare, la faccio poi a casa un paio d’ore dopo per tenere più a lungo possibile quella sensazione sulla pelle..

  4. Jessica Carrieri permalink
    17 giugno 2010 14:08

    e sì, una bella sensazione, come sentire la natura dentro e buttare tutta la “civiltà” fuori, per un po’ :*

  5. 19 giugno 2010 18:20

    Ricordi di sale. Il sale della vita.

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